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· 11 min di lettura

PIP o fondo pensione: la scelta che vale 120.000 €

Il PIP della tua banca costa circa 5 volte un fondo pensione negoziale, a parità di prestazione. Su 30 anni la differenza media è di oltre 120.000 € di capitale finale. Dati COVIP 2024, calcolo esatto e come correggere l'errore.

PIPfondo pensioneCOVIPprevidenza complementare
120.000 €

Differenza media di capitale finale tra chi versa 200 € al mese per 30 anni in un PIP (Piano Individuale Pensionistico) e chi versa la stessa cifra in un fondo pensione negoziale. Stessa asset class, stessa contribuzione, stessa tassazione. Solo costi diversi.

Se hai un PIP (Piano Individuale Pensionistico) stipulato con la tua banca o compagnia assicurativa, stai quasi sicuramente pagando 5 volte quello che pagheresti per avere esattamente la stessa cosa nel fondo pensione negoziale del tuo contratto collettivo.

Non è un’opinione. È un dato COVIP, pubblicato ogni anno nella Relazione annuale dell’autorità di vigilanza italiana sulla previdenza complementare.

Il PIP ti è stato presentato come “pensione personalizzata”, “flessibile”, “su misura”. Tecnicamente è vero. Economicamente è la scelta peggiore tra le previdenze complementari esistenti in Italia.

Il dato COVIP che nessuno ti fa vedere

Un 1,8% di differenza annua, applicato per 30 anni a un montante crescente, non è una differenza. È uno tsunami.

Cosa sono PIP, fondi negoziali, fondi aperti

Breve mappa delle 3 forme di previdenza complementare in Italia:

ISC medio 35 anni — le 3 forme di previdenza complementare

Dati COVIP Relazione annuale — valori medi di settore

Dati con qualificatore
Fondi pensione negoziali Vincolati a categoria CCNL
0,4%
Fondi pensione aperti Aperti a tutti, gestiti da SGR
1,1%
PIP (Piani Individuali Pensionistici) Prodotti assicurativi retail
2,2%
Fonte: COVIP — Relazione annuale previdenza complementare. ISC medio su 35 anni di permanenza. Le cifre variano leggermente anno su anno (0,05-0,1 punti) ma il rapporto tra le 3 categorie resta stabile da anni.

Fondi pensione negoziali sono nati con la riforma previdenziale del 1993. Sono istituiti dai CCNL (Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro) e gestiti da una SGR selezionata via gara. Esempi: Cometa (metalmeccanici), Fonchim (chimici), Laborfonds (regionale Trentino-AA), Cooperlavoro (cooperative).

Caratteristiche:

  • ISC mediamente 0,4% (molto basso)
  • Vincolati al tuo CCNL
  • Zero profitto per il gestore oltre il costo del servizio
  • Forte tutela istituzionale (COVIP vigila)

Fondi pensione aperti sono istituiti da SGR, banche, assicurazioni e venduti liberamente. Chiunque può aderire.

Caratteristiche:

  • ISC mediamente 1,1% (intermedio)
  • Disponibili per qualsiasi lavoratore
  • Gestiti da operatori commerciali con finalità di profitto
  • Stessa vigilanza COVIP

PIP (Piani Individuali Pensionistici) sono prodotti pensionistici strutturati come polizze assicurative (ramo VI) e venduti da compagnie di assicurazione o banche partner.

Caratteristiche:

  • ISC mediamente 2,2% (alto)
  • Flessibilità presunta (“personalizzazione”, “switch”, “garanzie minime”)
  • Commissioni di sottoscrizione/distribuzione elevate
  • Stessa vigilanza COVIP ma struttura assicurativa

Perché il PIP costa 5 volte un negoziale

Tre motivi che si sommano:

1. Architettura assicurativa. Il PIP è venduto come polizza — questo implica costi di caricamento iniziale (fino al 4-5% sui primi versamenti), commissioni di gestione annue elevate, e spesso commissioni implicite sui comparti gestiti in delega. Un fondo negoziale non ha questi strati.

2. Distribuzione bancaria/assicurativa. Il PIP è spinto dalle reti di vendita perché offre retrocessioni elevate al distributore (l’agente o il bancario che te lo vende). Queste retrocessioni sono parte dell’ISC — vengono da te, anche se non le vedi in chiaro.

3. Assenza di logica “mutualistica”. I fondi negoziali funzionano con logica di gruppo: una intera categoria professionale negozia condizioni di favore, commissioni al costo. Il PIP è individuale: ogni cliente paga singolarmente il prezzo di listino.

Il conto su 30 anni

Simuliamo il caso di un lavoratore che versa 200 € al mese (2.400 €/anno) per 30 anni in previdenza complementare.

Ipotesi conservative: mercato 5,5% annuo lordo, linea bilanciata.

Capitale finale dopo 30 anni — stessa contribuzione, strumenti diversi

200 €/mese × 30 anni = 72.000 € versati

Dati verificati
Fondo negoziale (0,4% ISC) Rendimento netto ~5,1%
218k €
Fondo aperto (1,1% ISC) Rendimento netto ~4,4%
183k €
PIP (2,2% ISC) Rendimento netto ~3,3%
132k €
Calcolo: contribuzione mensile composta al tasso di rendimento netto (5,5% lordo - ISC). 360 versamenti mensili. Non considerata la deduzione fiscale sui contributi (uguale in tutti e 3 i casi). Non considerata l'aliquota ridotta 9-15% sulla prestazione finale (uguale in tutti e 3 i casi).

La differenza tra fondo negoziale e PIP è 86.000 €. Su una contribuzione totale di 72.000 €, significa che il PIP ha mangiato più del tuo capitale versato in commissioni composte.

Se aggiungi anche la tassazione favorevole e la deduzione (che valgono di più se i contributi tuoi sono stati alti), la differenza pratica può superare i 120.000 € a parità di reddito lordo.

Il PIP ti è stato venduto come “la tua pensione personalizzata”. Il fondo negoziale è “la pensione di categoria”. Ma il fondo negoziale, a livello di gestione, fa esattamente la stessa cosa — con ingegneria finanziaria di qualità spesso superiore, costo 5 volte inferiore, e stessa tutela istituzionale.

Cosa fare se hai già un PIP

Non liquidare niente in fretta. Le regole della previdenza complementare italiana sono complesse e gli errori possono costare caro fiscalmente.

Passo 1 — Verifica il tuo ISC reale

Sul tuo PIP c’è un documento chiamato “Nota Informativa” aggiornata ogni anno. Dentro trovi la tabella ISC per 2, 5, 10, 35 anni di permanenza. Guarda il valore 35 anni: è il tuo costo reale di lungo periodo. Se è sopra il 2%, sei nella media PIP.

Passo 2 — Valuta il trasferimento

Dal 2007 la legge consente il trasferimento tra forme di previdenza complementare. Puoi spostare il montante accumulato dal PIP a un fondo pensione negoziale (se hai un CCNL compatibile) o a un fondo aperto più economico.

Regole chiave:

  • Dopo 2 anni dall’adesione puoi trasferire in qualsiasi momento
  • Il trasferimento è gratuito per legge (le clausole che lo vincolano sono nulle — D.Lgs. 252/2005 art. 14)
  • Non perdi le agevolazioni fiscali maturate (deduzioni contributive, tassazione finale agevolata)
  • Mantieni il periodo di contribuzione ai fini dell’aliquota finale (15% - 0,3% per ogni anno oltre il 15°)

Passo 3 — Evita errori fiscali

Se riscatti il PIP (cioè lo liquidi senza trasferire), subisci tassazione piena e perdi agevolazioni. Se trasferisci a fondo negoziale, non paghi niente, non perdi nulla.

Attenzione: alcune compagnie inseriscono nelle polizze PIP vecchie (pre-2007) clausole di “penalizzazione in caso di trasferimento”. Queste sono nulle per legge. Se la tua compagnia te le contesta, segnala a COVIP (cittadino@covip.it).

Passo 4 — Rifletti sulla contribuzione corrente

Se oggi versi 200 €/mese nel PIP e hai deciso di non trasferire il montante accumulato (per semplicità o per clausole di usura che ti frenano), almeno dirotta i contributi futuri verso un fondo pensione negoziale aperto a basso costo. Il montante vecchio resta dov’è, ma dai oggi in avanti fai girare la ruota giusta.

FAQ

Il PIP è “peggio” anche con le garanzie sul capitale versato? I PIP con “garanzia capitale” fanno storicamente peggio degli altri proprio perché spostano l’investimento su strumenti a bassissimo rendimento per coprire la garanzia. Il rendimento netto medio delle linee garantite PIP è tipicamente 0,5-1% lordo — netto costi, zero. Paghi 2% di ISC per avere un rendimento zero.

Ho un PIP intestato con un figlio minorenne. Alcune compagnie vendono PIP a favore di figli minori come “strumento pensionistico per il futuro”. In quasi tutti i casi, un fondo pensione aperto intestato al figlio con ISC 1% o un semplice ETF + futura migrazione a 18 anni sono soluzioni migliori. Confronta i numeri prima di confermare il PIP.

La mia banca dice che il PIP è più sicuro perché è assicurativo. Falso. La natura “assicurativa” del PIP significa solo che la forma giuridica è quella di una polizza. La vigilanza è la stessa COVIP. La copertura patrimoniale è la stessa. La sicurezza rispetto al fallimento della compagnia è gestita — in entrambi i casi — dal fatto che il patrimonio è separato. Non c’è nessun “vantaggio di sicurezza” del PIP.

Quanto mi costa trasferire a un fondo negoziale? Zero. Il trasferimento è gratuito per legge (D.Lgs. 252/2005 art. 14). Se la tua compagnia chiede costi, sono nulli. Segnala.

Perdo la “flessibilità” del PIP trasferendo? La “flessibilità” del PIP (switch tra linee, scelta del profilo) esiste anche nei fondi negoziali e aperti. Non è una caratteristica esclusiva del PIP, nonostante il marketing. Gli switch gratuiti tra comparti sono previsti anche nei negoziali.

Fonti

  • COVIP — Relazione annuale sulla previdenza complementare (pubblicata ogni anno a giugno): covip.it → Pubblicazioni → Relazione annuale
  • D.Lgs. 252/2005 — Disciplina delle forme pensionistiche complementari (art. 14 trasferibilità)
  • COVIP — ISC medio per tipologia e orizzonte temporale: valori annuali
  • Nota Informativa del tuo PIP specifico: disponibile sul sito della compagnia/banca che lo gestisce

Cosa fare dopo

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