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La relazione COVIP appena uscita: 5 numeri della previdenza italiana che cambiano la prospettiva

Quanti italiani sono coperti, quanto rendono i fondi pensione, quanto costano davvero. I 5 numeri 2024 in 60 secondi.

70%

La quota di lavoratori italiani che ha lasciato il TFR in azienda per silenzio-assenso, senza scegliere attivamente. Dato COVIP più recente.

Ciao,

A inizio giugno la COVIP (Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione) pubblica la Relazione annuale sulla previdenza complementare in Italia. È il documento più aggiornato sui fondi pensione italiani: quanti sono, quanto rendono, quanto costano, chi li usa e chi no.

Lo legge in pochi. Quasi tutto quello che leggi in giro sui fondi pensione viene da lì, ma con sei mesi di ritardo e spesso semplificato male.

Oggi ti porto i 5 numeri che dovresti tenere a mente per capire dove sei rispetto alla media italiana — e dove vale la pena agire.

1. La copertura della previdenza complementare

~10 milioni di iscritti totali in Italia (su ~25 milioni di lavoratori).

Sembra tanto. Ma se contiamo solo chi versa attivamente (non gli "iscritti dormienti" che hanno aderito una volta e poi lasciato), la copertura reale scende intorno al 35-40% dei lavoratori. La maggioranza italiana ha zero previdenza complementare attiva.

Cosa significa per te: se non sei tra quel 40%, sei nella maggioranza che dipende esclusivamente dalla pensione INPS. Tasso di sostituzione atteso per chi ha iniziato a lavorare dopo il 1996: ~55% dell'ultimo stipendio (Ragioneria Generale dello Stato). Il resto si costruisce o non esiste.

2. La scelta che il 70% non fa (silenzio-assenso TFR)

~70% dei lavoratori dipendenti italiani ha lasciato il TFR in azienda senza scegliere.

In Italia il sistema funziona così: dal 2007 hai 6 mesi dall'assunzione per scegliere dove conferire il TFR. Se non scegli — silenzio-assenso — il TFR resta in azienda (sotto 50 dipendenti) o va al fondo pensione di categoria (sopra 50 dipendenti).

Il 70% non sceglie. Non perché non vuole, ma perché non sa che deve scegliere, o perché il modulo arriva tra altri 30 documenti il primo giorno e finisce dimenticato.

Cosa significa per te: se sei dipendente, vai sul tuo cedolino e cerca la voce "TFR maturando". Se va al fondo Cometa/Fonchim/Priamo (in base al tuo CCNL): scelta attiva fatta. Se non c'è il riferimento al fondo: stai accumulando in azienda. Hai ancora tempo per cambiare — la scelta è reversibile in qualsiasi momento.

3. La differenza ISC negoziale vs PIP

0,4% vs 2,2% — costo annuo medio (ISC) di un fondo pensione negoziale rispetto a un PIP.

L'ISC (Indicatore Sintetico di Costo) è il numero più importante: include gestione, sottoscrizione, distribuzione. Su 35 anni di permanenza:

  • Fondo pensione negoziale (Cometa, Fonchim, Priamo, ecc.): ISC medio 0,4%
  • Fondo pensione aperto (proposto dalle banche): ISC medio 1,1%
  • PIP (Piano Individuale Pensionistico, polizza assicurativa): ISC medio 2,2%

Il PIP costa 5,5 volte un fondo negoziale. Su un capitale di 100.000 €, parliamo di 2.200 €/anno vs 400 €/anno in costi.

Cosa significa per te: se hai un PIP, è probabile che tu stia pagando 4-5 volte il costo necessario. Il trasferimento gratuito al fondo negoziale è regolato per legge (D.Lgs. 252/2005 art. 14) — vedi anche newsletter #004.

4. Il rendimento netto medio decennale

Negoziali bilanciati ~3,5-4% netto vs PIP linee bilanciate ~1,8-2,5% netto (10 anni 2015-2024).

L'effetto compound del costo si vede sul rendimento netto. A parità di asset class (bilanciato globale), i fondi negoziali rendono mediamente 1-1,5 punti percentuali più del PIP equivalente, perché spendono meno dello 0,4% in costi vs 2,2%.

Su 35 anni, questa differenza vale tra 150.000 e 300.000 € sul capitale finale per un dipendente con stipendio medio.

Cosa significa per te: la performance non è "fortuna del gestore". È matematicamente determinata dai costi.

5. La sotto-utilizzazione della deduzione fiscale

Solo ~25% degli iscritti satura il tetto di deduzione di 5.300 €/anno.

Il 75% versa meno del massimo deducibile. Ogni euro in meno del tetto è un'opportunità persa: per un dipendente con aliquota IRPEF 35%, ogni 1.000 € in meno di versamento volontario significa 350 € in meno di rimborso IRPEF a fine anno. Soldi del Fisco lasciati lì.

Il tetto 2026 è stato innalzato da 5.164,57 € a 5.300 € dalla Legge di Bilancio 2025 (L. 199/2025). Per i nuovi iscritti post-2007 è anche prevista un'extra-deducibilità fino a 2.650 €, per un totale di 7.950 €/anno (recupero degli anni scoperti).

Cosa significa per te: se versi al fondo pensione meno di 5.300 €/anno e hai aliquota IRPEF media-alta, stai lasciando rimborso IRPEF sul tavolo. Lo strumento esiste apposta.

Chiusura

I 5 numeri della COVIP raccontano un sistema che esiste, funziona, ed è strutturalmente sotto-utilizzato dalla maggioranza italiana. Non per cattiva volontà — per inerzia, disinformazione, complessità burocratica.

Sapere dove sei rispetto a queste medie è il primo passo per decidere consapevolmente cosa fare.

A lunedì prossimo, Didier

P.S.

Se vuoi capire come trasferire un PIP a un fondo pensione negoziale (procedura gratuita 5-10 giorni lavorativi), o come scegliere il comparto giusto in base alla tua età e al tuo CCNL, la guida "PIP o fondo pensione: la scelta da 120.000 €" (12 pagine) ti accompagna passo passo.

Scarica la guida