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· 11 min di lettura

Legge di Bilancio 2026: cosa cambia davvero per i tuoi soldi

IRPEF, il secondo scaglione scende dal 35% al 33%. Fondo pensione, il tetto di deducibilità sale a 5.300 € (fino a 7.950 € per molti). Cosa è cambiato, cosa no, e le tre mosse da fare entro fine anno.

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35% → 33%

Da quest'anno il secondo scaglione IRPEF (redditi tra 28.000 e 50.000 €) scende dal 35% al 33% (L. 199/2025). Un alleggerimento fino a 440 € l'anno. Nello stesso pacchetto sale anche il tetto di deducibilità del fondo pensione, da 5.164,57 € a 5.300 €.

La Legge di Bilancio 2026 ti tocca il portafoglio in due punti precisi, e in entrambi i casi a tuo favore. Il primo lo vedi in busta paga o nel saldo del 730. Il secondo lo vedi solo se hai un fondo pensione, o se decidi di aprirne uno entro dicembre.

Te li spiego in ordine di impatto, con i numeri esatti e la fonte di ciascuno. Alla fine trovi le tre mosse concrete da fare quest’anno per incassare entrambi i vantaggi.

IRPEF 2026: il secondo scaglione scende dal 35% al 33%

Fino al 2025 i redditi compresi tra 28.000 e 50.000 € pagavano il 35% sulla parte eccedente i 28.000. Dal 2026 quella stessa fascia paga il 33% (Legge di Bilancio 2026, L. 199/2025).

Gli scaglioni IRPEF restano tre, con questa struttura:

Scaglioni IRPEF 2026: chi cambia e chi no

Aliquote sulla parte di reddito che ricade in ciascuno scaglione

Dati verificati
Fino a 28.000 € invariato
23%
Da 28.000 a 50.000 € era 35%, -2 punti
33%
Oltre 50.000 € invariato
43%
Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), modifica art. 11 TUIR. Verificato su MEF e Agenzia delle Entrate.

Il taglio vale solo sulla porzione di reddito che cade nel secondo scaglione, cioè quella tra 28.000 e 50.000 €. Due punti percentuali su una fascia larga 22.000 € fanno fino a 440 € l’anno in meno di imposta.

Quanto risparmi davvero dipende da dove cade il tuo reddito:

Risparmio IRPEF annuo per livello di reddito

Effetto del passaggio 35% → 33% sul secondo scaglione

Dati verificati
Reddito 35.000 € (35.000 - 28.000) × 2%
140 €
Reddito 42.000 € (42.000 - 28.000) × 2%
280 €
Reddito 50.000 € e oltre 22.000 × 2% (massimo)
440 €
Calcolo sull'aliquota marginale per scaglione. Risparmio pieno da 50.000 € in su.

Una precisazione che evita delusioni a chi ha redditi molto alti: per la parte di reddito oltre i 200.000 € il vantaggio viene neutralizzato con un taglio di 440 € sulle detrazioni al 19% (MEF). In pratica il beneficio pieno arriva fino a 200.000 € e poi si azzera. Per la stragrande maggioranza dei lavoratori dipendenti e autonomi, però, quei 440 € restano in tasca.

Come lo vedi davvero, mese per mese

Prendi una dipendente con reddito imponibile di 38.000 €. Sulla fascia tra 28.000 e 50.000 ricade la parte eccedente i 28.000, cioè 10.000 €. Il taglio di due punti su quei 10.000 vale 200 € l’anno, circa 15 € in più al mese in busta paga. Chi arriva a 50.000 € o li supera incassa il massimo, 440 € l’anno, poco più di 36 € al mese.

Sembrano cifre piccole, e prese da sole lo sono. Ma sono soldi ricorrenti, ogni anno, senza che tu debba fare nulla. La domanda intelligente non è “cosa ci faccio con 200 €”, è “dove li indirizzo perché lavorino”. È qui che entra il secondo cambiamento.

Dipendente, autonomo o pensionato: chi vede il taglio

Il taglio dell’aliquota riguarda l’IRPEF, quindi vale per chiunque abbia reddito imponibile in quella fascia: il dipendente lo trova in busta paga, l’autonomo in regime ordinario lo trova nel saldo della dichiarazione, il pensionato lo trova sulla pensione lorda. Resta fuori solo chi ha il regime forfettario, che paga un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% nei primi anni) e non passa dagli scaglioni IRPEF. Per tutti gli altri, l’alleggerimento è automatico.

Non è una rivoluzione. È un alleggerimento ordinato, che il legislatore ha finanziato in modo selettivo. La cosa interessante arriva quando lo combini con il secondo cambiamento.

Fondo pensione: il tetto di deducibilità sale a 5.300 €

Per quasi vent’anni il limite di contributi al fondo pensione deducibili dal reddito è rimasto fermo a 5.164,57 € (art. 8 D.Lgs. 252/2005). Dal 2026 sale a 5.300 € (L. 199/2025).

Da solo, l’aumento di 135 € di plafond è poca cosa. La parte che conta davvero è un’altra, e riguarda chi ha cominciato a lavorare di recente.

L’extra-deduzione fino a 2.650 € per i “primi occupati” dopo il 2007

Chi ha avuto la prima occupazione dopo il 1° gennaio 2007 ha diritto, dal sesto al ventesimo anno di iscrizione alla previdenza complementare, a una deducibilità aggiuntiva fino a 2.650 € l’anno (la metà del nuovo plafond). Serve a recuperare lo spazio di deduzione lasciato inutilizzato nei primi cinque anni.

Sommando i due plafond, il tetto totale arriva a 7.950 € l’anno (5.300 + 2.650).

Tradotto: se sei un trentenne o un quarantenne che ha iniziato a lavorare nell’ultimo ventennio, lo Stato ti permette di togliere dal reddito imponibile quasi 8.000 € l’anno versandoli alla tua pensione. È una leva che a quell’età, su un orizzonte lungo, vale moltissimo. Ne ho parlato in dettaglio nella guida su quando e perché iniziare presto.

Il meccanismo dell’extra-deduzione segue tre fasi nella vita contributiva:

Come funziona l'extra-deduzione nei vent'anni di iscrizione

  1. 1
    Anni 1-5

    Plafond spesso inutilizzato

    Nei primi anni di lavoro lo stipendio è basso e raramente si satura il tetto. Lo spazio di deduzione non sfruttato viene messo da parte.

    accumulo

  2. 2
    Anni 6-20

    Recupero fino a +2.650 €/anno

    Dal sesto anno scatta la deducibilità aggiuntiva: oltre ai 5.300 € ordinari puoi dedurre fino a 2.650 € di recupero, per un totale di 7.950 €.

    fino a 7.950 €

  3. 3
    Dal 21° anno

    Torna il tetto ordinario

    Esaurita la finestra di recupero, la deducibilità torna ai 5.300 € annui standard.

    5.300 €

Condizione per accedervi: prima occupazione dopo il 1° gennaio 2007. Se rientri, è uno dei pochi casi in cui conviene versare più del tetto base, perché ogni euro in più resta comunque deducibile.

Una data da maneggiare con attenzione

La norma decorre formalmente dal 1° luglio 2026, ma ha effetto sull’intero periodo d’imposta 2026. In pratica vale dal 1° gennaio 2026, e si applica anche a chi un fondo pensione lo aveva già aperto da anni. Quando leggi “dal 1° luglio” non pensare che il primo semestre sia escluso: il conteggio è su tutto l’anno.

La combinazione che pochi noteranno

I due cambiamenti, presi insieme, si rafforzano. Da una parte paghi meno IRPEF. Dall’altra hai più spazio per dedurre. E il valore della deduzione del fondo pensione si calcola proprio sulla tua aliquota marginale.

Facciamo il conto su un caso concreto. Tizio, reddito 42.000 €, aliquota marginale al 33%. Decide di saturare il plafond ordinario versando 5.300 € al fondo pensione.

1.749 € risparmio IRPEF versando 5.300 € al fondo pensione (aliquota 33%)

Significa che 5.300 € investiti per la tua pensione ti costano davvero 3.551 €. Gli altri 1.749 € arrivano come minore IRPEF. È l'unico strumento finanziario italiano in cui il Fisco contribuisce direttamente al tuo investimento.

Per dare un'idea concreta:

  • Una settimana di vacanza per due pagata dal risparmio fiscale
  • Capitale che lavora 30 anni invece di restare fermo

Lo stesso versamento, per chi sta nel terzo scaglione (oltre 50.000 €, aliquota 43%), vale ancora di più: 2.279 € di minore imposta su 5.300 € versati. E chi può accedere all’extra-deduzione e satura i 7.950 € risparmia 2.624 € al 33% o 3.419 € al 43%.

Attenzione a non confondere risparmio fiscale e rendimento. La deduzione non è un guadagno: è uno sconto sul costo di entrata. Il vero motore resta il rendimento dell’investimento nel tempo, al netto dei costi. Per questo la deduzione conviene davvero solo se il fondo che scegli ha costi bassi. Sopra un certo livello di spese, il vantaggio fiscale viene mangiato dai costi di gestione. È un calcolo che puoi fare in un minuto con il calcolatore ETF contro fondo pensione: inserisci la tua aliquota e i costi del fondo, e vedi chi vince sul tuo caso.

Cosa NON è cambiato (per non cadere nelle voci di corridoio)

Ogni gennaio circolano allarmi su tasse “nuove” che in realtà non esistono. Mettiamo i puntini sui dati che restano fermi nel 2026, così non ti fai confondere:

  • Imposta di bollo sui prodotti finanziari: resta lo 0,2% annuo sul controvalore del dossier titoli (DL 201/2011). Su 50.000 € investiti, sono 100 € l’anno. Nessuna modifica.
  • Imposta di bollo sul conto corrente: resta 34,20 € l’anno per le persone fisiche, dovuta solo se la giacenza media supera 5.000 €. Nessuna modifica.
  • Tassazione delle rendite finanziarie: resta il 26% sulle plusvalenze (e il 12,5% sui titoli di Stato e assimilati). Nessuna modifica.
  • Tassazione agevolata del fondo pensione all’uscita: resta l’imposta sostitutiva che parte dal 15% e scende fino al 9% dopo trentacinque anni di iscrizione (art. 11 D.Lgs. 252/2005). Nessuna modifica.

Questo è il punto di forza del fondo pensione rispetto al TFR lasciato in azienda: quest’ultimo, alla liquidazione, viene tassato con l’aliquota media IRPEF degli ultimi anni (di fatto tra il 23% e il 43%), mentre nel fondo la prestazione sconta al massimo il 15%. Ho spiegato il confronto completo, numeri alla mano, nell’articolo su TFR in azienda o fondo pensione.

Le tre mosse da fare entro dicembre

I vantaggi non si incassano da soli. Ecco la sequenza operativa, in ordine.

Primo: verifica la tua aliquota marginale. È il numero che decide quanto vale per te ogni euro versato al fondo pensione. La trovi sull’ultima dichiarazione (rigo “imposta lorda” del 730 o Redditi PF) oppure la deduci dal reddito: sotto 28.000 € sei al 23%, tra 28.000 e 50.000 € al 33%, sopra al 43%.

Secondo: calcola quanto manca al tuo tetto. Somma i contributi già versati quest’anno al fondo pensione, compresi quelli del datore di lavoro e il TFR se lo hai conferito. La differenza tra questa somma e il tuo tetto (5.300 €, o 7.950 € se hai diritto all’extra-deduzione) è lo spazio che puoi ancora saturare con un versamento volontario entro il 31 dicembre 2026.

Terzo: versa il delta prima di fine anno, ma solo in un fondo a costi bassi. Il versamento volontario va fatto entro il 31 dicembre per rientrare nella dichiarazione del prossimo anno. Prima di farlo, controlla l’ISC (l’indicatore sintetico di costo) del tuo fondo: se supera lo 0,7-1%, gran parte del vantaggio fiscale evapora nei costi. Se non hai un fondo o non sai quanto ti costa la pensione pubblica, parti dal calcolatore del gap pensionistico INPS per capire quanto ti serve davvero integrare.

Domande frequenti

Il taglio IRPEF dal 35% al 33% lo vedo già in busta paga?

Sì. Il datore di lavoro applica le nuove aliquote sulle ritenute mensili. Il conguaglio definitivo arriva comunque con la dichiarazione dei redditi, che riallinea l’imposta dovuta sull’intero anno.

L’aumento del tetto del fondo pensione vale anche se ho aperto il fondo anni fa?

Sì. Il nuovo plafond di 5.300 € si applica a tutti gli iscritti nel 2026, a prescindere da quando hai aperto la posizione. L’extra-deduzione fino a 2.650 €, invece, è riservata a chi ha avuto la prima occupazione dopo il 1° gennaio 2007 ed è nel periodo che va dal sesto al ventesimo anno di iscrizione.

Conviene sempre saturare il tetto di deducibilità?

Conviene se il tuo fondo ha costi contenuti e se hai un orizzonte lungo davanti. La deduzione abbatte il costo di ingresso, ma il risultato finale dipende dal rendimento netto dei costi su tutta la durata. Con un fondo caro, il vantaggio fiscale iniziale viene eroso nel tempo. Fai sempre il conto sul tuo caso prima di decidere.

Sono cambiati il bollo e la tassa sul capital gain?

No. L’imposta di bollo resta lo 0,2% sui prodotti finanziari e 34,20 € sul conto corrente. La tassazione sulle rendite finanziarie resta al 26%, con il 12,5% sui titoli di Stato. Su questi fronti la Legge di Bilancio 2026 non è intervenuta.

Entro quando devo versare per dedurre nel 2026?

Il versamento volontario al fondo pensione va effettuato entro il 31 dicembre 2026 per essere deducibile nella dichiarazione che presenterai l’anno successivo.

In sintesi

La Legge di Bilancio 2026 ti lascia più soldi in due modi: meno IRPEF sul secondo scaglione e più spazio per dedurre i contributi alla tua pensione. Sono leve piccole se le guardi una alla volta, ma se le usi insieme, e dentro strumenti a costi bassi, lavorano nella stessa direzione per anni. La differenza tra chi le incassa e chi le lascia sul tavolo non sta nella norma. Sta nel fare i tre conti giusti prima del 31 dicembre.